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“Echoes from Middle-Earth”: recensione

di Chris Seeman, The Tolkien Music List (www.tolkien-music.com)


Proponiamo ai nostri lettori la recensione di uno degli album di musica tolkieniana che si è più distinto in questi ultimi anni: Echoes from Middle-Earth di Glindar.


Nella tradizione di Lingalad e Galadhrim, l’Italia ha prodotto un altro menestrello cantastorie che ha musicato alcuni dei versi più belli di Tolkien. Mescolando strumenti acustici tradizionali e strumenti moderni, Glindar (pseudonimo di Vincenzo Pasquarella) offre una interpretazione diversa e appagante di undici canzoni dal legendarium. Da non confondersi con l’album Echoes from Middle Earth dell’artista russo Vityarel (che è ispirato al Silmarillion), Echoes from Middle-Earth di Glindar è incentrato sul Signore degli anelli (l’ordine dei brani segue in maniera abbastanza fedele la sequenza degli eventi narrati nel romanzo).

A causa della politica restrittiva del Tolkien Estate, a Pasquarella non è stato concesso di utilizzare le poesie originali di Tolkien, per cui i testi delle canzoni sono il risultato di una parafrasi molto vicina al ritmo e al senso delle poesie originali. Una volta abituatisi a questa resa l’ascolto procede senza distrazioni. Le sue versioni dei testi di Tolkien sono variazioni piacevoli dal punto di vista estetico e consentono al fan purista di percepire in modo diverso la vitalità del ritmo delle poesie del Professore. In alcuni casi rari ci sono delle incongruenze, come quando “i faggi di Neldoreth” è reso con “le spiagge di Neldoreth”.

Ecco una breve sinossi dell’album:

1. The Song of the Ring apre il ciclo con un invito del bardo ad ascoltare la storia dell’ eroe più coraggioso mai esistito, seguito dalla iterazione del canto dell’anello.
2. The Song of the Rambler presenta una meditazione sobria di The Road Goes Ever On, accompagnata con il pianoforte.
3. In Tom Bombadil il gioco di parole senza senso del personaggio è reso con un motivetto spensierato, con cui si raccontano gli eventi principali dell’incontro tra Bombadil e gli hobbit presso il fiume Brandivino.
4. The Song of the Inn è un arrangiamento in stile folk del Canto della locanda con un ritmo variegato per simulare l’atmosfera partecipativa (tipica della musica dal vivo) che si respira nella locanda del Puledro Impennato.
5. In Gil-Galad risaltano l’arpa e il violino per evocare un’atmosfera eroica ed elegiaca adatta al re elfico caduto.
6. In Tauremornalómë cattura in maniera contemplativa i ricordi di Barbalbero relativi alle sue passeggiate a Beleriand nel corso delle stagioni.
7. The Ents’ Song ci riporta ad un ritmo più vivace, raccontando il dialogo tra l’Ent e l’Entessa.
8. Song of Beren and Luthien è caratterizzata da un ritmo solenne perché “lunghe eran le foglie”, consentendo all’ascoltatore di assaporare ogni stanza del canto.
9. The Song of Gollum vìola l’atmosfera del resto dell’album, introducendo dissonanze, esclamazioni vocali inaspettate, e una sottotraccia di chitarra elettrica che ci aiuta ad entrare nella mente contorta di Smeagol.
10. In The Song of Celebration fanfare regali e cornamuse bombastiche creano un audace tappeto musicale per la poesia Cantate ora, gente.
11. The Grey Havens è un brano strumentale a più livelli che conclude il ciclo.

Nel commento sul suo sito, Glindar spiega così questo concept album:

I brani sono una traduzione in musica delle emozioni suscitate dalla lettura del Signore degli Anelli.

Questa affermazione ricorda l’impulso creativo da cui è nato il legendarium di Tolkien stesso, in cui il mito era un mezzo per esprimere le sue emozioni sull’esperienza del bene e del male, del bello e del brutto. La nostalgia per un passato perduto o sfuggente era centrale in Tolkien. Questo stesso tema muove anche la personalità creativa di Pasquarella:

Provengo da terre lontane, luoghi remoti, dove si odono ancora echi di leggende antiche, anche se sono sempre più flebili. Questi echi stanno lentamente svanendo e sono forse destinati a scomparire per sempre, perduti nel tempo. Tuttavia, questo giorno non è ancora sorto. Sono quindi giunto tra voi per ammaliarvi con la loro bellezza e per condividere il fascino di queste visioni meravigliose attraverso la mia musica e la mia voce. Mi auguro che queste visioni possano arricchirvi l’animo.

Tutta la musica originale ispirata alle opere di Tolkien è assolutamente personale da questo punto di vista. Echoes from Middle-Earth di Glindar è un buon esempio di questa autenticità.

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