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GLI ARAZZI DI AUBUSSON /1: “Bilbo Arriva Al Villaggio Degli Elfi Barcaioli”

GLI ARAZZI DI AUBUSSON /1: “Bilbo arriva al villaggio degli Elfi Barcaioli”

Lo Hobbit e Bilbo arriva al villaggio degli Elfi Barcaioli

Come vi ho anticipato, è stato proprio questo episodio ad essere stato scelto come aprifila del ciclo tessile. Anche per Bilbo arriva al villaggio degli Elfi Barcaioli Tolkien realizza più di una versione.

L’opera scelta da riportare sul primo arazzo, che è anche la preferita di Baillie Tolkien, è preceduta da alcuni schizzi e da un’altra, simile, ma che presenta alcune differenze molto importanti in relazione al testo.

Entrambi gli acquerelli che prendo in esame presentano una delicatezza cromatica, una trasparenza, un uso importante della linea e un uso dei piani tali che ricordano alcune bellissime vetrate in stile Art Nouveau.

I tronchi degli alberi così affusolati, con le chiome, verdissime e uniformi, divise in sezioni, che si ramificano in modo morbido e sinuoso e un uso della linea chiaro, marcato, talvolta a “colpo di frusta”, riscontrabile particolarmente nell’andamento dell’acqua, rimandano chiaramente a una visione elegante e artificiosa tipica dell’arte decorativa dei primi del Novecento.

Come ho già detto, entrambe le rappresentazioni si somigliano molto, sia per la scelta stilistica che per la gamma cromatica, ma a colpo d’occhio sono palesi alcune differenze che si rivelano fondamentali: per prima cosa la collocazione della scena in due differenti momenti della giornata.

Nel primo acquerello notiamo la presenza della luna, piena, collocata nell’angolo destro della scena, quale fonte di luce decisamente romantica, fredda, che accarezza i crinali dei monti e si riflette sul fiume, mentre nel secondo siamo nelle prime ore del mattino di un’alba dalla luce calda, avvolgente ma allo stesso tempo delicata, non invadente.

A livello tecnico, entrambe le rese atmosferiche sono decisamente efficaci, ma qual è la più corretta?  Beh, attenendoci al testo sicuramente la prima, il notturno, peccato che proprio questa attinenza al testo sia rivelatrice anche di una più maggiore incongruenza: la posizione della luna, tra l’altro non presente nella narrazione, non coinciderebbe a livello geografico con il giusto posizionamento della baia e con la bizzarra svolta del fiume verso sinistra.

E poi i barili? Dove sono tutti gli altri barili?

Decisamente più congruente alla narrazione la seconda e definitiva immagine, la cui collocazione nelle ore diurne è giustificata dall’efficacia da ciò che lo spettatore si trova ad osservare: una composizione fresca, dinamica, con una forte componente simbolica.

Lo stesso sole che fa capolino dalla montagna potrebbe essere indicatore di rinascita, un nuovo, metaforico, giorno per la compagnia sfuggita astutamente dalla prigionia.

Bilbo, l’unico personaggio visibile, è rappresentato mentre attraversa il “cancello” alberato che li conduce verso la libertà, una fresca e luminosa alba.

E questo nuovo inizio è anche l’inizio di questo ciclo tessile meraviglioso, curato con passione ed attenzione da abili mani talmente precise e sapienti che mi è passato per la mente potessero essere mani d’elfo!

La creazione dell’arazzo comincia ancora prima della tessitura vera propria: l’illustrazione originale viene scansionata e digitalizzata in alta qualità: passaggio fondamentale per poter ricavare un cartone quanto più preciso e dettagliato, ma fondamentale soprattutto per l’individuazione delle varie palette cromatiche.

Pensiamo a un illustratore che realizza un’immagine ad acquerello: i chiari e gli scuri spesso non sono altro che effetti ottenuti dosando acqua e pigmento in modo differente: una maggior percentuale d’acqua per le luci, un colore più saturo per le zone più scure.

Capiamo immediatamente come ciò non sia possibile intrecciando dei fili, ed è per questo che vanno create gamme molto ampie dello stesso colore.

La creazione dei toni scuri e chiari utilizzando tutte queste varietà di tono richiede sicuramente una grande esperienza, ma anche una capacità strategica: è una questione di tentativi ed espedienti, questa è una delle parti più creative di questo tipo di lavoro!

Quella cromatica è senza dubbio la questione più spinosa, e il duro lavoro di accostamento dei colori è riscontrabile in dettagli come i riflessi sull’acqua, svolti in modo davvero efficace.

Anche il trasferimento e l’ingrandimento del disegno richiedono grande attenzione: come vi ho già detto, attenersi scrupolosamente al disegno fin nei più piccoli particolari è davvero arduo e, talvolta, controproducente ad una resa gradevole, va davvero valutata ogni cosa!

Un viaggio figurativo fantastico, quello di Aubusson, che ripercorreremo insieme, tappa dopo tappa, suggestione dopo suggestione, in attesa della sua conclusione, in questo viaggio figurativo che si snoda tra le pagine del nostro amato Professore.


Bibliografia

  • W.G. Hammond, C. Scull, J.R.R. Tolkien. Artist & Illustrator, Houghton Mifflin Harcourt, Boston/New York 1995
  • W.G. Hammond, C.Scull, L’arte dello Hobbit di J. R. R. Tolkien, Bompiani, Milano 2012

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