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Jonah’s Voyage to Atlantis: un fumetto biblico ma di ispirazione tolkieniana

di Sebastiano Tassinari


Dopo il successo della campagna di raccolta fondi sulla piattaforma Kickstarter, la Voyage Comics, con 15mila dollari raccolti in quaranta giorni, ha potuto portare a termine la produzione del fumetto che prometteva ai sostenitori: Jonah’s Voyage to Atlantis.

Questo progetto aveva catturato l’interesse di una parte del mondo tolkieniano, attirata dalle anticipazioni del fondatore della piccola casa di fumetti, Philip Kosloski. Anche Tolkien Italia aveva documentato il lancio dell’iniziativa in questo articolo facendo alcune riflessioni. Infine, il 10 novembre scorso il fumetto è stato pubblicato: le promesse di Kosloski sono state mantenute e le previsioni di Tolkien Italia si sono avverate.

Per questo recensiamo volentieri su Tolkieniana.net questo fumetto, un’opera appartenente alla nona arte.

Recensione

Il fumetto non è particolarmente lungo, contando 40 pagine, e anche le vignette non sono particolarmente dense e numerose nelle singole pagine. Esso si apre con una pagina che era già stata diffusa in anteprima e commentata da Tolkien Italia nel suo articolo. Nella città di Ninive è insediato un demone, Basmu, che chiede al re della città di offrirgli sacrifici umani. L’esegesi biblica solitamente interpretava il peccato di Ninive come la tendenza dei suoi governanti ad essere guerrafondai sanguinari che vessavano i popoli e le città conquistate, dunque non c’era un particolare riferimento all’idolatria demoniaca che Israele attribuiva ad altri popoli, tuttavia è proprio questo quello che Kosloski ha scelto di aggiungere, portando in scena un re ormai in balia del demone e disposto a sacrificargli i bambini della città di Ninive pur di prevalere con il suo esercito sulle città vicine. Questo ci ricorda i sacrifici umani che si celebravano a Númenor in onore di Melkor quando Sauron aveva corrotto Ar-Pharazôn.

È per impedire questi sacrifici umani che Dio chiede a Giona di andare a Ninive, ma questi si imbarca per la lontana Tarsis, dalla parte opposta del Mar Mediterraneo. L’ira di Dio si scatena sul mare, e i marinai spaventati gettano Giona in mare. Il profeta viene inghiottito da una capodoglio, con una vignetta che cita direttamente la traduzione di Tolkien del Libro di Giona:

«The seaweed was wrapped around my head
at the roots of the mountains.
I went down into the countries underneath the earth,
to the peoples of the past.»

Ecco dunque il protagonista avvinto dalle alghe venire trasportato alle radici delle montagne, cioè ad Atlantide. Questa non è abitata da un mitico popolo sopravvissuto alla catastrofe dell’inabissamento come siamo abituati in molti altri racconti di fantascienza, ma è abitata dai defunti, «the peoples of the past». Tra questi infatti Giona conosce il patriarca Abramo, Noè e Adamo ed Eva, e loro chiamano il posto in cui dimorano «Sheol». È stata dunque confermata l’intuizione di Tolkien Italia per cui la sceneggiatura avrebbe potuto seguire la linea interpretativa, probabilmente percorsa da Tolkien nella sua traduzione, di Giona come prefigurazione di Gesù Cristo. Non solo Giona e Cristo restano nell’oltretomba per tre giorni, ma entrambi sono discesi agli inferi, come recita il Simbolo Apostolico, per incontrare, e nel caso di Cristo liberare, Adamo e i suoi discendenti giusti.

Una importante digressione nel racconto è quella di Abramo che racconta la creazione del mondo a Giona e la potenza della Luce Primordiale. Il racconto infatti non segue particolarmente il racconto biblico del Libro della Genesi, ma è piuttosto un parziale adattamento dell’Ainulindalë: mentre gli Angeli/Ainur ammiravano l’universo da Dio creato, il Serpente Antico/Melkor invece concupiva quel mondo per possederlo e dominarlo.

E qual è l’arma con cui Giona può fronteggiare un demone servitore del Serpente Antico? Non una leggendaria spada bensì un frammento della pietra in cui risiede la Luce Primordiale che dona l’essere al mondo. Una Luce mandata ad ardere nel cuore del mondo similmente alla Fiamma Imperitura di Eru, se trascuriamo l’identificazione di questa con lo Spirito Santo, come immaginava Tolkien secondo la testimonianza di Clyde Kilby. Il piccolo frammento della Luce Primordiale viene affidato a Giona in maniera simile al dono di Galadriel a Frodo, e con questa pietruzza Giona sconfiggerà anche alcuni nemici che infestano Ninive dall’aspetto davvero ricalcato su quello degli orchetti tolkieniani e che parimenti temono e odiano la luce sfolgorante del nobile strumento come le armi elfiche recuperate da Gandalf, Thorin e Bilbo o la fiala davanti a cui Shelob si ritrae.

Il fumetto è insomma denso di riferimenti tolkieniani che a mio avviso vanno oltre il semplice citazionismo o plagio: si tratta di una rielaborazione delle fonti simile al lavoro di Tolkien stesso per costruire la Terra di Mezzo come mondo pre-cristiano di cui erano sopravvissuti piccolissimi riflessi nelle leggende medievali. O ancora, questo fumetto ci permette in ogni modo di poter apprezzare la potenza delle invenzioni narrative di Tolkien, notando come siano applicabili anche in altre arti e unite ad altre suggestioni che possono stimolare la ricerca di significati inediti delle opere di Tolkien.


Il fumetto Jonah’s Voyage to Atlantis si può acquistare nello store online della Voyage Comics cliccando qui.

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